La Via della Seta, ma serviva veramente l’accordo tra Italia e Cina?

la via della seta - cilp italia

Alessandro Marmello presidente della Geo Service Co.Ltd, fa chiarezza su che cosa è e come è nata l’iniziativa della OBOR e cioè One Belt One Road. Una nuova via della seta: la rinascita di un’antica rotta commerciale. Che di recente nel 2011 Fu proprio L’America con Hilary Clinton che lanciò questa iniziativa.

Un’iniziativa multimiliardaria che mira a rimodellare il commercio intercontinentale attraverso una rete di collegamenti marittimi e di terra, basata su antiche rotte commerciali. La Via della seta originale iniziò nel 1070 a.c. e terminò nel 1720 con la caduta dell’impero mongolo. Lo sviluppo della regione dell’Asia centrale è accreditato alla dinastia Han, a partire dal 207 a.c.

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L’OBOR, noto anche come Belt and Road Initiative (BRI) o, semplicemente, Belt and Road (B & R), è costituito dalla Silk Road Economic Belt (SREB) e dalla Maritime Silk Road (MSR). Si concentra su cinque aree principali per migliorare la connettività: (i) coordinamento delle politiche, (ii) costruzione di infrastrutture, (iii) commercio senza impedimenti, (iv) integrazione finanziaria e (v) legami tra persone. Tra questi cinque, la costruzione di infrastrutture (comprese ferrovie e autostrade) è la caratteristica dominante della Nuova Via della Seta.

Lanciato già nel 2013, OBOR collega la Cina con l’Asia, l’Europa e l’Africa. Quasi 70 paesi ed organizzazioni internazionali hanno già aderito al mega progetto di capitale e infrastrutture. Come effetto collaterale, la Cina influenzerà profondamente la regione con la sua cultura ed il suo potere. Gli effetti geopolitici del ridisegno della mappa del commercio globale non possono ancora essere previsti, ma uno spostamento tettonico nella leadership economica e politica regionale è innegabile.

La nuova gigantesca rete di infrastrutture in Eurasia!

Oltre alla via della seta marittima, che va dalla costa cinese, attraverso Singapore, al Mediterraneo, è strutturata geograficamente lungo sei corridoi, tutti attraversati e controllati dalla Cina:

-Nuovo ponte di terra eurasiatica, che va dalla Cina occidentale alla Russia occidentale

-Corridoio Cina-Mongolia-Russia, dalla Cina settentrionale alla Russia orientale

-Corridoio Cina-Asia centrale-Asia occidentale, che va dalla Cina occidentale alla Turchia

-Corridoio della penisola di Cina-Indocina, che va dalla Cina meridionale a Singapore

-Corridoio Cina-Myanmar-Bangladesh, che va dal sud della Cina al Myanmar.

-Corridoio Cina-Pakistan, che va dalla Cina sud-occidentale al Pakistan

Lo scorso 23 marzo il Governo della Repubblica Italiana, nella persona del Presidente del Consiglio Conte ed il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella persona del presidente cinese Xi Jinping, mossi dall’intento di approfondire la cooperazione bilaterale concreta, accogliendo con favore l’organizzazione del “Belt ando Road Forum for International Cooperation”, tenutosi a Pechino nel maggio 2017, hanno firmato un memorandum di intesa con per aderire alla Belt and Road Initiative (BRI), un enorme piano infrastrutturale cinese che coinvolgerà più di 60 paesi in Asia, Africa ed Europa e che inizialmente era stato denominato One Belt, One Road (OBOR).

Il progetto, definito come “Nuova via della seta ha già coinvolto formalmente 71 Paesi — soprattutto in Asia e in Oceania — e sotto il suo marchio la Cina ha già impegnato 210 miliardi di dollari in infrastrutture ed altri interventi all’estero (di cui già quasi tredici miliardi di investimento da Pechino all’Italia). Uno degli aspetti del progetto di proiezione globale di Xi Jinping è la previsione, da parte del governo cinese, della creazione di due tribunali internazionali a Shenzhen e a Xian per la risoluzione di eventuali dispute commerciali legate alla Via della Seta, sulla carta un po’ sul modello delle corti commerciali di Dubai e di Singapore. Quindi, proprio sulle rotte marittime, l’Italia entra a pieno titolo dando possibilità a Governo e aziende di poter accedere a fondi.

Con la firma dell’Italia, sono ora cinque i governi dell’Ue che hanno sottoscritto la Via della Seta: l’Ungheria, la Polonia, il Portogallo e la Grecia. In un momento come questo conclude Alessandro Marmello, non e’ il caso di essere scettici, considerando anche che l’Italia è appena il ventesimo maggiore esportatore in Cina, con un fatturato annuo di 18 miliardi di euro, cinque meno della Francia e soprattutto cinque volte più piccolo rispetto alla Germania ma, certamente, le scelte dovranno essere ponderate, come in tutti gli affari.

 

Alessandro Marmello

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Commenti (3)

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