La rilevanza della violenza psichica nel reato di stalking

Innovativa e rivoluzionaria la sentenza che ha riconosciuto e preso in considerazione finalmente anche la violenza psichica che si configura all’interno di una coppia in cui la donna non riesce a provare facilmente tutte quelle dinamiche di pseudo gelosia, possesso, persecuzione e padronanza da parte del suo compagno o marito e dove la vittima viene considerata un oggetto fino anche a poterla uccidere come è accaduto nella sentenza in questione.

Il caso della sentenza in esame ha ad oggetto reiterati atti persecutori e molestie da parte di un uomo nei confronti della sua ex fidanzata perseguitata con numerosi contatti telefonici ed informatici, richieste insistenti di incontri, in modo tale da cagionarle un perdurante stato di ansia e paura, oltre che il timore per la propria incolumità, culminati purtroppo con l’uccisione della donna con strangolamento dopo l’ennesima lite per mano dello stesso uomo che dichiarava di amarla alla follia.

Infatti la violenza psichica è invisibile ed essendo gli atti persecutori sostanzialmente minacce e molestie che non ledono l’integrità fisica o il bene della vita sono del tutto diversi dal delitto di omicidio che si qualifica con l’evento morte.

Si tratta della sentenza n. 20786/2019 del 14/05/19 della Corte di Cassazione, sez. I Penale – Pres. Casa – est. Santalucia in cui la Suprema Corte precisa che il reato di atti persecutori è un reato di natura abituale e a condotta tipizzata, mentre l’omicidio è un reato istantaneo casualmente orientato e, pertanto, in assenza di affinità strutturale tra le fattispecie, non si verifica l’assorbimento.

La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di Assise di Appello di Roma in diversa composizione, al fine di decidere solo in relazione al trattamento sanzionatorio per il reato di atti persecutori, ai quali viene riconosciuta valenza di reato autonomo.

Lo scorso 11 settembre il Collegio della Seconda Sezione bis ha conseguentemente condannato l’imputato alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di stalking e rideterminato la pena finale nell’ergastolo.

Questo riconoscimento fa ben auspicare in un diritto sempre più al passo con i tempi ed al fianco di tante donne perseguitate ed intimorite dai loro attuali ed ex conviventi per far sì che le denunce aumentino da parte delle stesse donne e che quindi venga inflitta al reo la giusta punizione per i delitti commessi ma vi è anche la speranza che tale distinzione attuata dalla legge funzioni da deterrente in modo che ci sia una diminuzione dei reati all’interno della coppia o contro una ex partner, dato che la violenza psichica purtroppo ben si annida e nasconde tra le pareti domestiche più di quanto si pensi e la donna deve avere la forza di denunciare alle autorità preposte le minacce e le violenze per trovare aiuto e sostegno al problema ma soprattutto per recuperare la propria serenità.

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