La legge n. 69/2019. Il CODICE ROSSO. Le principali novità della disciplina. dell’Avv. Francesca Carpentieri

Il legislatore nazionale è intervenuto più volte negli ultimi anni per assicurare una maggiore tutela alle vittime di reato e, in particolare, a quelle di reati di violenza domestica e violenza di genere.

La Legge n. 69 del 2019 si pone in continuità storica con altri interventi normativi che, dal 1996 in poi, hanno riguardato la violenza sessuale, gli atti persecutori e la violenza domestica, da ultimo, la legge 27.06.2013 n. 77, che ha ratificato in Italia la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata ad Istanbul l’11 maggio 2011 e  la Legge 15 ottobre 2013, n. 119, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province (meglio nota come legge sul fenminicidio), che aveva già introdotto inasprimenti di pene e di misure cautelari per i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza domestica e stalking.

La legge 19 luglio 2019, n. 69, entrata in vigore l’8 agosto 2019 a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede numerose modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e ad altre disposizioni e si prefigge l’obiettivo – esplicitato nel titolo e chiaramente espresso nella relazione di accompagnamento al disegno di legge –  di assicurare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

In particolare, si legge nella relazione:
Il disegno di legge recante “Modifiche al Codice di procedura penale: disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” contiene interventi sul codice di procedura penale accomunati dall’esigenza di evitare che eventuali stasi, nell’acquisizione e nell’iscrizione delle notizie di reato o nello svolgimento delle indagini preliminari, possano pregiudicare la tempestività di interventi, cautelari o di prevenzione, a tutela della vittima dei reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e di lesioni aggravate in quanto commesse in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza”.

In particolare, tra le varie novità, si segnala:

  1. la previsione di una corsia privilegiata per le indagini per i reati commessi in ambito familiare o di convivenza, oltre che per i reati di violenza sessuale e atti persecutori (stalking), mediante la possibilità da parte delle Forze dell’Ordine di dare comunicazione immediata (anche in forma orale) della notizia di reato al Pubblico Ministero;
  2. l’obbligo per il Pubblico Ministero di assumere le informazioni dalla persona offesa o da chi presenterà la denuncia entro il termine di tre giorni dalla iscrizione della notizia di reato, salvo casi del tutto eccezionali;
  3. l’obbligo per la Polizia Giudiziaria di procedere senza ritardo al compimento di atti di indagine delegati dal Pubblico Ministero;
  4. l’obbligo per la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri ed il Corpo di Polizia Penitenziaria di formare ed istruire adeguatamente il personale, attivando specifici corsi in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati in questione;
  5.  la sospensione condizionale della pena sarà ulteriormente subordinata, per coloro che subiranno una condanna per i delitti di cui sopra, alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di assistenza psicologica (e, nel caso che qui interessa, si tratterà evidentemente di percorsi psicologici dedicati a chi ha messo in pratica agiti violenti nei confronti di vittime a cui erano per lo più – ma non solo –  legati sentimentalmente). 

Gli oneri derivanti dalla suddetta partecipazione saranno “naturalmente” a carico del condannato. 

In tal modo, il Legislatore prende atto della necessità di intervenire non solo reprimendo condotte criminali ma anche promuovendo la prevenzione a lungo termine non già solo nella fase esecutiva della pena ma anche nella fase di merito. 

  1. possibilità di applicare  le misure di prevenzione anche agli autori di maltrattamenti contro familiari (come è già possibile applicare dal 2017 misure di prevenzione agli autori di atti persecutori);
  2. l’inasprimento delle pene per tutti i reati connotati da violenza di genere:

-per il delitto di maltrattamenti contro familiari o conviventi, punito prima della riforma con la reclusione da 2 a 6 anni, la pena sarà innalzata da 3 a 7 anni. 

Sono, inoltre, previste circostanze aggravanti se il reato sarà commesso in presenza o in danno di minore, donna in stato di gravidanza o di persona disabile. Il Legislatore ha poi previsto che il minore che assisterà ai suddetti maltrattamenti (e, quindi, anche qualora lo stesso non sia direttamente oggetto dei maltrattamenti familiari) dovrà considerarsi a tutti gli effetti persona offesa dal reato con la conseguente legittimazione a costituirsi parte civile nel processo penale vittima indiretta dei maltrattamenti (il minore sarà invero considerato vittima diretta di violenza assistita).
-per delitto di atti persecutori la pena è aumentata rispetto alla precedente previsione (che prevede una pena da 6 mesi a 5 anni di reclusione) e potrà variare da un minimo di 1 anno di reclusione ed un massimo di 6 anni e 6 mesi.
-per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne (la cui pena sarà ulteriormente aumentata se il compimento di tali atti avverrà in cambio di denaro o altra utilità anche solo promessi) e violenza sessuale di gruppo che subiranno un innalzamento sia nel minimo che nel massimo edittale (di almeno un anno);

  1. l’introduzione di nuove figure di reato e di nuove fattispecie incriminatrici: il c.d. revenge porn (art. 612 ter codice penale), ossia la diffusione illecita e pubblicazione in rete di immagini e video sessualmente espliciti; 
  • la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583 quinquies c.p.), che punirà con la reclusione da 8 a 14 anni  coloro che cagioneranno lesioni personali ad altro soggetto dalle quali deriverà la deformazione o lo sfregio permanente del viso.

La norma è naturalmente ispirata al terribile fenomeno delle lesioni procurate mediante il lancio di acido sul volto della persona offesa, che si verifica successivamente all’interruzione di una relazione sentimentale, non accettata dal coniuge/partner aggressore.

La pena è dell’ergastolo se lo sfregio causerà la morte. 

Per tale figura di reato il legislatore ha, inoltre, stabilito che la condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti comporterà l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela, la curatela e l’amministrazione di sostegno.

Queste, in sintesi, le principali innovazioni introdotte dalla legge n. 69 del 2019, della quale dovremo naturalmente attendere gli effetti applicativi, per comprendere meglio la reale portata dell’intervento normativo, in termini di riduzione e/o contenimento del numero dei reati di violenza domestica e di genere.

In ogni caso, ritengo che finalmente il Legislatore abbia voluto dare una risposta forte nella lotta contro condotte criminali del tutto particolari poiché nascono e si consumano tra le mura domestiche, in situazioni di vicinanza fisica e psicologica protratta nel tempo tra autore e vittima, che vedono prevalentemente come vittime le donne e che vengono poste in essere nella maggior parte dei casi da uomini ai quali la persona offesa era o è legata sentimentalmente.

La legge è relativamente recente e, in attesa di poter fare presto un bilancio, non possiamo che esprimere soddisfazione per questo importante passo avanti.

Roma, 03 luglio 2020                                  

                                                                              Avv. Francesca Carpentieri

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