La cartella esattoriale: CONOSCERE PER SAPERE

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La cartella esattoriale ha il potere immenso di sconvolgere i bioritmi del nostro corpo: tachicardie, stress, agitazione, angoscia, ansia e insonnia; deleteri per la nostra salute ma ottimi alleati dell’Amministrazione finanziaria che confida in un pagamento veloce visto che questi fattori ci spronano ad agire quanto prima per risolvere al più presto il problema e liberarcene del pensiero.

Questo articolo si propone l’obiettivo di fornire conoscenza a tutti i contribuenti, in modo tale che quest’ultimi possano affrontare queste situazioni con la massima calma e attenzione, conoscendo da un lato i rischi e le conseguenze, ma sapendo dall’altro anche cosa poter e dover fare.

Tra le prime cose da sapere è che sia un avviso di accertamento da parte di Agenzia Entrate sia una cartella esattoriale da parte di Agenzia Entrate Riscossione, sono atti esecutivi ed immediatamente riscuotibili trascorsi 60 giorni dalla data di notifica dell’atto. Da questa fatidica data, l’amministrazione finanziaria inevitabilmente attiverà una procedura rivolta alla riscossione forzata del tributo, attraverso proprio tutti gli strumenti giuridici messi a disposizione dalla legge (ipoteca, pignoramento, etcc…).

Ma di contro, è proprio la conoscenza approfondita di tutti questi meccanismi che ci porta a poter dire che, non è detto che l’iter esecutivo, pur se una volta iniziato, venga poi effettivamente portato a compimento.

Infatti, al completamento della procedura esecutiva ostano tutta una serie di fattori, primo fra tutti il rispetto dei termini che, come noto, devono scontrarsi con dei limiti fissati dalla legge (la famosa prescrizione).

Altro elemento importante da conoscere è proprio il rapporto e lo spostamento di competenze, per quanto attiene alla riscossione esattoriale, tra Agenzia delle Entrate ed Agenzia Entrate Riscossione: Il primo accerta l’omesso versamento delle tasse e, non potendo agire in prima persona contro il contribuente, deve necessariamente delegare il secondo all’avvio degli atti esecutivi. Questo fa sì che a volte, nelle pieghe della procedura (apparentemente semplice e lineare, in realtà complicata), si possano verificare degli errori che consentono ancora una volta al debitore di trovare delle criticità e degli elementi per poter proporre una eventuale opposizione.

Da quanto appena detto emerge chiaramente che, quando si parla di atto esecutivo definitivo ( ad esempio il pignoramento dello stipendio del contribuente, della pensione, del conto corrente bancario o postale, degli eventuali canoni di affitto percepiti da un inquilino, della casa-laddove possibile- o dei terreni, dei crediti vantati nei confronti di altre amministrazioni, etc…) si intende un procedimento attivato da parte di Agenzia delle Entrate ma non da esso realizzato, bensì da esso delegato ad un altro ente: l’Agenzia Entrate Riscossione, nota anche come Ader. È infatti Ader ad agire per conto dell’Agenzia Entrate e ad attivare tutti gli atti esecutivi.

Di seguito vedremo il caso specifico dell’ipoteca fiscale, e le differenze tra il pignoramento attivato da Agenzia delle Entrate, e quello invece attivato da Agenzia Entrate Riscossione (ADER).

Ipoteca Agenzia Entrate – Ipoteca Fiscale.

Abbiamo visto che non esiste il pignoramento di Agenzia delle Entrate ma solo di Agenzia Entrate Riscossione (almeno sino ad oggi, anche se l’intenzione del legislatore è quella di spostare, nel tempo, tute le competenze – comprese quelle della riscossione esattoriale – in capo ad Agenzia delle Entrate). Nonostante questo, è tuttavia prevista l’eventualità di una ipoteca dell’Agenzia delle Entrate, meglio nota come ipoteca fiscale. Vediamo di cosa si tratta.

L’ipoteca fiscale è quella che viene attivata direttamente dall’ufficio delle imposte, prima ancora dell’avvio della procedura di riscossione esattoriale (che avviene appunto tramite la delega ad Ader) e quindi della notifica della famigerata cartella esattoriale. In questo caso, a muoversi è direttamente Agenzia Entrate dopo aver comunicato al contribuente l’irregolarità fiscale, l’avviso di accertamento e l’intimazione a pagare all’erario le somme dovute.

E’ importante evidenziare però che L’ipoteca fiscale non è un atto di pignoramento.

Il pignoramento si sposta in una fase successiva (e, peraltro, eventuale). Essa ha solo lo scopo di evitare che il debitore commetta atti fraudolenti come la vendita o la donazione dell’immobile; difatti, con l’iscrizione l’ipoteca, il fisco può pignorare il bene nonostante l’eventuale passaggio di proprietà in capo a un altro soggetto.

L’Ufficio delle imposte può iscrivere l’ipoteca sui beni immobili del contribuente –

anche sulla prima casa – a patto che il proprio credito sia superiore a 20mila euro.

Ovviamente, deve essere stato prima notificato l’avviso di accertamento e, da questo momento, devono essere decorsi almeno 60 giorni per consentire all’intimato di pagare o di fare opposizione. Prima ancora dell’ipoteca è ulteriormente necessario che l’amministrazione notifichi un preavviso di ipoteca e lasci decorrere, da questo momento, almeno 30 giorni.

In questa sede va anche segnalato che Lo stesso potere è riconosciuto anche alla Guardia di Finanza quando vi siano delle ragioni di urgenza che facciano temere un possibile depauperamento del patrimonio del debitore.

Avvio del pignoramento da parte di Agenzia Entrate

Come detto più volte, Agenzia delle Entrate non è competente ad avviare il pignoramento contro il contribuente, ma deve delegare Ader e la delega avviene attraverso un atto chiamato iscrizione a ruolo. Con esso, l’ufficio certifica in un documento – appunto il «ruolo» – il proprio credito, la causa, l’entità, gli interessi e le sanzioni – e lo trasmette ad Agenzia Entrate Riscossione. Il ruolo viene “reso esecutivo” ossia gli si attribuisce, con una semplice attestazione, il potere di giustificare un pignoramento da parte di Ader.

Nella normalità dei casi, Ader notifica la cartella di pagamento con cui dà al contribuente 60 giorni di tempo per pagare. Tuttavia, se l’Agenzia delle Entrate ha già spedito al debitore un avviso di accertamento esecutivo (ormai immediatamente esecutivo), la cartella esattoriale può non essere più formata e

Ader notifica al contribuente un semplice «avviso di presa in carico»; in esso gli comunica di aver ricevuto la delega all’avvio della riscossione esattoriale.

In questa fase gli Uffici hanno l’obbligo di rispettare diversi termini: in primo luogo, tra la data in cui viene reso esecutivo il ruolo e quella in cui viene notificata la prima cartella esattoriale non deve decorrere troppo tempo: di norma 2 anni. Oltre questo tempo, si verifica la cosiddetta decadenza dalla riscossione e la cartella è impugnabile.

In secondo luogo, tra la notifica dell’avviso di accertamento e quella della cartella non devono decorrere i termini di prescrizione che sono diversi a seconda del tributo: 10 anni per Iva, Iperf, Irap, imposta di registro, di bollo, catastale, canone Rai, contributi camera commercio; 5 anni per Imu, Tasi, Tari, multe stradali e sanzioni amministrative, contributi Inps e Inail; 3 anni per il bollo auto.

A differenza del termine di decadenza, i termini di prescrizione possono sempre essere interrotti con una raccomandata che contenga l’intimazione di pagamento.

A prescindere dalla sua formazione, la cartella deve comunque obbligatoriamente contenere, a pena di annullabilità, l’indicazione del credito, la causale (ossia il tipo di tributo) e la motivazione (ad esempio l’annualità, la sentenza di condanna, l’accertamento dell’Agenzia Entrate, ecc.). In più, sempre a pena di annullabilità, deve indicare non solo il capitale dovuto a titolo di imposta e sanzioni ma anche gli interessi, con l’aliquota applicata per ciascuna annualità; anche in quest’ultimo caso, se così non dovesse essere la cartella sarebbe impugnabile.

Il pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione

Vediamo il caso invece del pignoramento da parte di Ader. Una volta notificata la cartella o l’avviso di presa in carico, Agenzia Entrate Riscossione può avviare il pignoramento per conto di Agenzia Entrate. Non è necessario uno specifico sollecito da parte di quest’ultima perché Ader è ormai titolare di un proprio potere che esercita indipendentemente dal delegante.

A questo punto, si aprono due possibilità: o si paga (anche tramite una rateazione) oppure si accetta il rischio di una possibile azione da parte di Agenzia Entrate Riscossione.

Le azioni possono essere di due tipi e possono anche sommarsi tra loro.

Le prime sono le cosiddette azioni cautelari che Ader mette in atto per evitare che il contribuente si spogli dei beni. Vi rientrano il fermo auto e l’ipoteca sugli immobili del contribuente. L’ipoteca è possibile – anche sulla prima casa – se il debito supera 20mila euro e se è stato notificato, 30 giorni prima, un preavviso.

Le seconde sono i famigerati pignoramenti. Pignoramenti che possono toccare i beni mobili del contribuente (auto, arredi di casa, beni preziosi, ecc.), i beni immobili (case, terreni) e i crediti presso terzi (stipendio, conto, pensione, canoni di affitto, crediti verso le pubbliche amministrazioni, ecc.).

Anche in questa fase, e cioè contro il pignoramento, il contribuente può presentare opposizione ma solo nel caso in cui:

  • la cartella non gli è mai stata notificata;
  • dopo la cartella, sono decorsi i termini di prescrizione;
  • la cartella è stata nel frattempo impugnata e annullata o sospesa;
  • il pignoramento tocca beni di proprietà di un’altra persona o impignorabili per Natura;
  • non è stata rispettata la procedura prevista dalla legge per il pignoramento.

 

Va tenuto conto però che in questo preciso momento, e cioè con l’opposizione al pignoramento, non si possono più sollevare le contestazioni di forma o sostanza che si potevano sollevare contro la cartella; per queste infatti si hanno solo 60 giorni dalla notifica della cartella stessa, oltre i quali si decade da tale possibilità.

Nel prossimo articolo, intitolato appunto Come difendersi da Agenzia Entrate

Riscossione, parleremo proprio delle fasi successive alla notifica di una cartella esattoriale per arrivare ad analizzare tutte le possibili contestazioni che possono essere sollevate.

 

Di Stefano Pignatelli
Dottore Commercialista in Roma.

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